31/05/11

Forza Nuova di nuovo a Lampedusa con il British National Party


Martedì 31 maggio il movimento identitario Forza Nuova sarà a Lampedusa con il suo segretario nazionale, Roberto Fiore, ed il presidente ed eurodeputato del British National Party, Nick Griffin, che presenzierà anche al corteo che si terrà mercoledì 1 giugno a Catania. Il punto della situazione con il coordinatore regionale di Forza Nuova, Giuseppe Provenzale.

Alessandro Sardone: Martedì 31 maggio sarete presenti a Lampedusa con il British National Party ed il suo eurodeputato, Nick Griffin. Il vostro obiettivo immagino sia quello di dare una valenza europea al problema dell’immigrazione affinché non resti una piccola “rogna” italiana.

Giuseppe Provenzale: L’obiettivo è quello di cercare una cassa di risonanza a livello europeo. Dopo la visita di Marine Le Pen (leader del Front National francese, ndAS) intendiamo continuare su questa linea, questa volta però, Griffin e Fiore, al contrario di quanto fatto dalla Le Pen, incontreranno direttamente i lampedusani.

AS: La vostra risposta al problema resta quella presente tra i vostri “otto punti”, l’umano rimpatrio.

GP: Sì, in linea generale la nostra idea è quella già delinata nel ’97 e oggi drammaticamente attuale. Noi allora eravamo tra i primi a parlarne. Per quanto riguarda il problema specifico di Lampedusa abbiamo avanzato una “piattaforma rivendicativa” che riguarda la chiusura del centro d’accoglienza, che riteniamo una sorta di polo d’attrazione naturale. A Pantelleria, ad esempio, dove non c’è una struttura simile, gli sbarchi si verificano sporadicamente. Chi in questo momento, dall’altra parte del Mediterraneo, opera a favore dl traffico di esseri umani punta su Lampedusa proprio perché sa che c’è una ricettività.

AS: Dunque a livello europeo contate sulla possibilità che il legame tra il vostro segretario Roberto Fiore e Nick Griffin del BNP possa portare ad un dibattito interno al Parlamento Europeo.

GP: Questo è il primo passaggio. Sicuramente Griffin farà le veci di Forza Nuova, d’altra parte c’è stato una sorta di “passaggio di consegne” nelle ultime due legislature, da Fiore a Griffin. Noi, in questo momento, ci sentiamo rappresentati, a livello europeo, proprio dal British National Party oltre che da altri movimenti a noi vicini.

AS: Il BNP ha modificato il proprio statuto nel 2010 per consentire il tesseramento di “non bianchi”. Secondo voi si tratta di un “passo indietro” nella lotta al multietnismo o della semplice constatazione della composita realtà sociale britannica?

GP: In realtà ritengo che non si tratti di nessuna delle due possibilità. Sicuramente non è un passo indietro in linea di massima, perché se a questo punto programmatico si attribuiva, cosa che non credo, una valenza biologica l’allargamento ha certamente un valore positivo. Per quanto riguarda l’aspetto della possibile accettazione di un’immigrazione… “integrata”, quello è un altro tipo di problema. Noi non abbiamo mai combattuto l’immigrazione in quanto movimento che elabora tesi razziste, piuttosto riteniamo che l’immigrazione selvaggia e incontrollata porterà ad un crollo. D’altra parte non ce ne siamo accorti soltanto noi. Anche se tardivamente, Cameron (il Primo Ministro britannico, ndAS) e la stessa Merkel in Germania ormai hanno nettamente delineato il multiculturalismo come un fallimento. Noi valutiamo positivamente questo passaggio fatto dal BNP, però non pensiamo che sia un “cedimento”, anche perché la situazione relativa alla lotta all’immigrazione in Inghilterra è ancora più drammatica che da noi e non è pensabile alcun tipo di cedimento.

AS: D’altronde le origini dell’immigrazione sono più antiche in Inghilterra.

GP: Sono più antiche anche se non è lo stesso tipo di situazione: non siamo un’ex potenza coloniale come la Gran Bretagna, non abbiamo un Commonwealth… ci sono mille situazioni del genere che andrebbero valutate e soppesate. Non ne facciamo sicuramente, comunque, né noi né loro, una questione che abbia a che vedere con il razzismo.

AS: Se dovesse scegliere chi “buttare giù dalla torre”, tra repubblicani e lealisti irlandesi, chi sceglierebbe?

GP: (risata) È una domanda molto insidiosa. Noi abbiamo rapporti con tutti i movimenti nazionalisti europei, non entrando nelle diatribe che ogni movimento può avere su questioni storiche. Se i rapporti possono essere mantenuti indipendentemente da questo, noi li manteniamo. Così come abbiamo rapporti con gli Jobbik ungheresi e la Noua Dreapta rumena, che comunque hanno antiche questioni irredentistico-territoriali. Ciò non toglie sia possibile mantenere i rapporti con l’uno e l’altro, non entrando nel merito, insomma.

AS: Una battuta sulle amministrative, in particolare sulla situazione di Milano e Napoli (al momento della domanda erano state rese pubbliche le prime proiezioni che davano vincenti Pisapia nel capoluogo lombardo e De Magistris in quello campano).

GP: L’indicazione di Forza Nuova a Milano è stata quella di non schierarsi per il ballottaggio. Per noi è indifferente chi dovesse vincere tra la Moratti e Pisapia, essendo entrambi rappresentanti di una visione che contestiamo in toto, non troviamo nessuna affinità né con l’uno né con l’altra. D’altra parte se così non fosse stato non avremmo presentato il nostro candidato.

AS: E riguardo Napoli? Come vedete De Magistris?

GP: De Magistris lo abbiamo sostenuto quando faceva il magistrato nelle sue campagne tese a colpire i rapporti tra criminalità e massoneria. Come politico il discorso è un po’ diverso, visto che De Magistris fa parte di un partito, quello di Di Pietro, che secondo noi fa una finta opposizione. Si tratta di un personaggio (Di Pietro, ndAS) che ha costruito la sua carriera in modo oscuro e quindi un De Magistris che vuole vestire i panni dell’uomo “pulito”, del “politico nuovo” insieme a Di Pietro non ci convince. Come magistrato secondo noi ha fatto un ottimo lavoro.

AS: Cosa pensa della strategia entrista, fabianista, di CasaPound consistente nella candidatura alle amministrative in varie città italiane con vari partiti di centro-destra, il Pdl soprattutto?

GP: CasaPound è un’associazione, noi un movimento politico, lavoriamo su binari completamente diversi. Basta confrontare i nostri programmi per capire che ci sono delle divergenze notevoli. Non ho altro da aggiungere.

AS: Se vuole aggiungere qualcos’altro, ha carta bianca.

GP: Su Lampedusa volevo fare qualche altra precisazione. La visita di Griffin e Fiore rappresenta un momento di continuità con quello che abbiamo fatto a marzo e anche nel mese successivo. Abbiamo mantenuto sempre un filo diretto. Adesso arriveremo sull’isola dopo lo “show” di Berlusconi e troveremo una realtà che non è certo quella che Berlusconi aveva prospettato. Questo è l’aspetto interessante della visita. I lampedusani hanno preso per buone, per un certo periodo, le promesse di Berlusconi; non ne ha mantenuta neanche una. Non faccio riferimento alle solite cose eclatanti come il campo da golf, il premio nobel e tutte le altre belle favolette, ma a quanto promesso riguardo al blocco dell’immigrazione tunisina. Là il nostro governo ha fatto veramente una figura meschina, spacciando i viaggi fatti in Tunisia per accordi presi che i tunisini avrebbero poi rispettato. Così non è stato e la realtà ce lo dimostra. Si tratta del fallimento del governo Berlusconi-Lega che faceva della lotta all’immigrazione uno dei suoi punti prioritari e che proprio lì sta fallendo. Il fallimento della Lega apre sicuramente per Forza Nuova degli scenari interessanti, specialmente al nord, ed è quello che dal punto di vista della nostra strategia politica stiamo cercando di perseguire. I lampedusani hanno un modo di vedere che il nostro movimento politico, al di là degli “interessi di bottega” ha sempre promosso in modo rapido e con grande forza di volontà per cercare di intervenire per quel che ci è possibile e manifestare la nostra vicinanza agli italiani, agi europei di Lampedusa, ed è chiaramente la stessa logica che sta seguendo Griffin. Non vede Lampedusa come territorio africano ma come l’ultimo lembo d’Europa.

AS: La vostra posizione sull’immigrazione è uno di quei motivi che vi porteranno a candidarvi ancora una volta da soli alle prossime occasioni d’espressione del voto.

GP: Alle ultime amministrative abbiamo seguito diverse linee. Le amministrative sono elezioni locali, noi abbiamo potuto incontrare sul nostro cammino forze senza alcun pregiudizio nei nostri confronti intenzionate a fare onestamente gli interessi della popolazione. Ci sono gli esempi di Trieste e Crotone. In particolare Trieste rappresenta un esperimento interessante perché la lista “L’Altra Trieste” con cui eravamo alleati e della quale appoggiavamo il candidato sindaco era una lista di fuoriusciti dal Pdl. Gente che proveniva da un ambiente che più o meno si può definire limitrofo al nostro e che ha capito che non c’è la possibilità di fare della buona politica all’interno di quel partito. Da queste persone Forza Nuova è visto come un partner interessante proprio perché libera da qualunque compromesso. Le forze pulite, oneste, che comunque ancora grazie a Dio ci sono, iniziano a collaborare con noi. Più o meno la stessa cosa è avvenuta a Crotone, dove abbiamo appoggiato un candidato sindaco che corrispondeva a questo tipo di identikit.

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